Il morbo di Alzheimer (Alzheimer Disease) è la principale causa di demenza mondiale ed è caratterizzata da una progressiva compromissione delle funzioni della memoria e da cambiamenti nel comportamento. L’Associazione Italiana ricerca Alzheimer Onlus, stima che siano 46 milioni nel mondo le persone colpite da demenza e che 1,4 milioni di persone siano affette da demenza in italia e oltre 600 mila colpite da Alzheimer. L’aspettativa di vita dopo la diagnosi è dai 3 ai 9 anni, ed entro il 2050 1 persona su 85 nel mondo sarà affetta da Alzheimer.

Le cause del morbo di Alzheimer non sono tuttavia ancora ben comprese. La malattia è associata a placche amiloidi che si formano nel SNC (sistema nervoso centrale). La ricerca ad oggi stabilisce tuttavia che tale patologia sia strettamente associata a degenerazioni cerebrali appunto come le placche amiloidi e/o alcuni ammassi neurofibrillari, ma il motivo scatenante di tale degenerazione non sembra ancora chiaramente determinato. Sono stati condotti fino ad oggi numerosissimi studi clinici per l’identificazione di un possibile trattamento per l’Alzheimer, ma non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. Le terapie utilizzate oggi offrono purtroppo limitati benefici sintomatici e possono solo parzialmente rallentare il decorso della patologia; la tesi comune è che probabilmente gran parte del rischio si ritiene sia genetico, con molti geni solitamente coinvolti. Altri fattori di rischio, a volte determinanti, includono tuttavia: traumi, depressione o ipertensione. Come terapia preventiva e anche per il trattamento degli stadi iniziali, numerosi studi propongono una radicale modificazioni degli stili di vita personali come potenziali fattori protettivi nei confronti della patologia, ma tuttavia non vi sono adeguate prove di una correlazione stretta tra queste raccomandazioni e la riduzione effettiva della degenerazione.

Tuttavia la stimolazione mentale, l’esercizio fisico e una dieta equilibrata sono state proposte sia come modalità di possibile prevenzione, sia come modalità complementari di gestione della malattia. Sia l’infiammazione che lo stress ossidativo sono fattori riconosciuti come fattori cruciali nello sviluppo dell’Alzheimer. L’esercizio fisico ha riscosso un’enorme attenzione nell’approccio terapeutico preventivo, efficiente ed economico per diverse malattie, comprese le patologie neurovegetative. Gli interventi che comprendono l’esercizio fisico negli anziani migliorano concretamente le loro condizioni quotidiane.

Secondo numerosi studi ed evidenze scientifiche, proprio l’esercizio aerobico può essere uno strumento utile anche per migliorare alcuni domini cognitivi: l’esercizio fisico, inoltre, riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione in modelli animali e nell’uomo. In numerosi studi si evidenzia poi come l’attività fisica abbia la capacità di potenziare l’attività antiossidante e antinfiammatoria, e in definitiva ridurre i livelli di alcuni biomarcatori del danno neuronale, evidenziando così che l’esercizio fisico possa promuovere la neuro-protezione nei pazienti affetti da Alzheimer attraverso vari meccanismi ad oggi oggetto di inteso studio.


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