Il professore iraniano Ashkan Afshin è il titolare della ricerca GLOBAL BURDEN OF DISEASES STUDY, una monumentale opera di indagine sui fattori di rischio per la salute legati all’alimentazione, su scala amplissima, ovvero a livello della popolazione mondiale. Alimentazione, infortuni, malattie e nuove tecnologie: sono questi i temi indagati in 195 nazioni da oltre 3000 scienziati. Il professore Afshin, docente all’Institute for Health metrics and evaluation presso l’università di Washington, dipartimento di Seattle, ha approfondito la ricerca dal punto di vista dell’alimentazione, evidenziando problematiche poco conosciute e scoprendo importanti soluzioni in grado di rimettere al centro della questione globale, delle nuove abitudini alimentari.

La più importante rivelazione della citata ricerca ha portato alla luce come una dieta non bilanciata possa provocare più morti rispetto ai danni provocati dall’abuso di alcool, tabacchi e inquinamento ambientale. Un dato abbastanza sconvolgente, quindi, soprattutto perché è emerso elaborando grandissime mole di dati su scala globale.

Dalla ricerca è emerso, inoltre, che il livello di assunzione della stragrande maggioranza di elementi nutritivi basilari, per la parte più preponderante delle nazioni della terra, è ben distante dall’essere ottimale, e proprio su scala mondiale, ci si è resi drammaticamente conto che l’assunzione dei nutrienti base essenziali, è decisamente inferiore rispetto ai livelli ottimali necessari. L’altro aspetto conseguente a cui ha portato tale importante studio, è stato quello di constatare che in generale vi è un abuso di molte sostanze apparentemente considerate come *non* pericolose, mentre nei fatti si è capito che proprio questo abuso è alla base di numerose patologie di massa emergenti: in particolare, per esempio, si è visto che il comunissimo cloruro di sodio (cfr. il sale da cucina) rappresenta uno dei principali attori del pesante fardello di problemi alimentari. Il motivo principale per cui il sale è risultato uno dei principali accusati, è stato essere quello per cui ormai quest’ultimo è usato come additivo basilare per molti alimenti, anche senza reale necessità. Nella maggior parte dei paesi, infatti, le principali fonti di sodio sono gli alimenti lavorati e appunto il sale da tavola; il motivo per cui esso è stato messo sotto accusa, consiste nel fatto per cui il sale risulta essere il protagonista assoluto nel causare ipertensione e pressione alta patologica (seconda causa di decesso al mondo). I cereali integrali o la frutta secca, invece, sono purtroppo gli alimenti che gli individui consumano di meno in assoluto. Proprio il consumo di frutta secca è vicina allo zero in troppe nazioni, con un divario rispetto al consumo ottimale procapite, che è risultato davvero allarmante.

Le persone, infatti, dovrebbero consumare dai 16 ai 18 grammi di noci, o più, al giorno, ma attualmente, secondo lo studio, ne ingeriscono solo 3-4 grammi, ovvero oltre 4 volte di meno (parliamo di dati globali medi). Lo stesso vale per i cereali integrali: le persone dovrebbero ingerirne circa 130 grammi al giorno contro i 30 che sono risultati dalla rilevazione media globale. Ciò che ha messo in luce questo studio è un divario veramente gigantesco tra i valori di assunzione reale e quelli che dovrebbero essere i valori ottimali a livello nutrizionale.

Il messaggio per l’opinione pubblica è stato essenzialmente questo: nei fatti si è dimostrato che ciò che non si mangia (ovvero la mancanza di assunzione di certi nutrienti) può realmente uccidere. Infatti l’aspetto singolare emerso, è che uno dei più grandi problemi alimentari moderni, non e’ tanto (o comunque non solo) il mangiare troppo, oppure il diminuire il consumo di carne rossa, di grassi o di zuccheri semplici, ma che ci sono alimenti specifici di cui dobbiamo assolutamente aumentare i consumi, e di cui la popolazione globale è drammaticamente carente.

L’indicazione principale suggerita, quindi, è quella di puntare sempre di più sulla ricerca di una reale qualità nell’alimentazione personale, con la nuova consapevolezza, suffragata stavolta dai numeri di queste ricerche, che soprattutto questa cura nell’alimentazione quotidiana possa aiutare il benessere psicofisico e la prevenzione delle patologie, molto più delle terapie e delle medicine stesse. Il messaggio è anche per medici, farmacisti e specialisti in genere: proprio per il trattamento delle malattie croniche come l’obesità o la pressione alta, dovrebbe essere effettuata sempre un’indagine approfondita riguardo ai comportamenti alimentari dei pazienti, per agire su molte delle cause scatenanti di certe patologie.

In Italia sono stimati in circa 30mila i decessi annui a causa di patologie legate allo scarso consumo di cereali integrali e 16mila quelli per insufficiente consumo di frutta secca o semi. Il consumo di bevande zuccherate è poi 10volte superiore a quello considerato accettabile per la buona salute. Il consumo di sale supera dell’86% la soglia di rischio. In media il consumo di frutta secca e semi è pari al solo 12% della quantità raccomandata, indicata in 21 grammi al giorno.

Dati che devono far riflettere tutti e convincere le persone, oltre agli specialisti del campo, a curare soprattutto la dieta e il percorso alimentare, cercando di non dimenticare certi nutrienti ritenuti veramente fondamentali per la buona salute, andando quindi a cercare di rimuovere le cause di certe insidiose patologie ormai diffuse a livello globale.