Ormai moltissime persone vengono in farmacia alla ricerca di rassicurazioni e informazioni su fantomatici farmaci che “guarirebbero” dalla patologia da #COVID19, purtroppo basandosi su voci totalmente NON verificate circolanti ovunque in rete, o riguardanti addirittura farmaci segreti che possono “vincere” la malattia. Come professionisti sanitari, e in particolare sul #farmaco, ci preme ribadire che la maggioranza di queste informazioni si basa purtroppo su #Fake-news totalmente prive di qualsiasi fondamento scientifico e quindi da non tenere in considerazione.

Vogliamo pertanto qui provare ad avviare un primo approfondimento divulgativo per quanto riguarda le vere novità sulle terapie con i farmaci antivirali e sui principali farmaci di trattamento dei sintomi specifici, di cui si parla in questi giorni (anche a sproposito) per combattere la malattia, che si stanno testando nel nostro paese (quindi ancora non verificati e/o autorizzati, ma appunto sperimentati per cercare di trovare un parziale trattamento in emergenza della malattia in attesa del vaccino).

TOCILIZUMAB (Anti-infiammatorio)

Il test clinico principale in emergenza autorizzato nel nostro paese per il trattamento dei pazienti con sintomi infiammatori gravi e per contrastare la risposta autoimmune attivata dalla malattia in alcuni soggetti, è stato per l’uso di anticorpi monoclonali ovvero con la molecola del #Tocilizumab, che è un farmaco anti-artrite utilizzato anche nei casi di lupus e psoriasi; ed è appunto stato incluso nelle linee guida per il trattamento di COVID-19 dalla Commissione Nazionale di Sanità Cinese dopo aver completato un piccolo studio interno.

Avendo tuttavia dimostrato effetti molto positivi e ritenuti promettenti su alcuni pazienti in ventilazione assistita, alcuni ospedali (come per esempio l’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli) hanno avviato dei protocolli terapeutici di test in emergenza, con la supervisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che sta conducendo a livello nazionale uno studio clinico di fase 2 non randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza del farmaco. Il protocollo di questo studio prevede: la somministrazione su 330 pazienti intubati da non oltre 24 ore per valutare efficacia e sicurezza.

ARBIDOL (o Abidol)

Si tratta di un farmaco a base di Umifenovir, che è un antivirale, il cui scopo è appunto mitigare i sintomi delle malattie di origine virale, ed è disponibile ad oggi solo nel sistema sanitario russo, in quanto non autorizzato in Europa. Non esiste ad oggi alcun trial clinico affidabile riguardo al suo utilizzo efficace nel trattamento della patologia da COVID-19. Infatti la federazione nazionale dei medici chirurghi, con una nota, ha scritto che:

“Non ci sono particolari motivi per ritenere che questo farmaco sia preferibile ad altri già utilizzati o che abbia effetti particolarmente favorevoli, e non si può ritenere la cura per la malattia causata da Sars-Cov-2. Gli studi in proposito sono pochi e in genere comparsi su riviste scientifiche di basso impatto”

LOPINAVIR / REMDESIVIR / RITONAVIR | (Farmaci Antivirali)

Si tratta di farmaci antiviriali e sono appartenenti alla classe degli inibitori delle proteasi. In commercio si trovano in associazione precostituita solitamente con altre molecole che svolgono un’azione complementare (solitamente Ritonavir o anche il Remdesivir, ora usato in diverse sperimentazioni attive qui in Italia). In particolare il Lopinavir è indicato in associazione con altri composti antivirali per trattare adulti e bambini (di almeno due anni di età) con infezione da HIV-1, il virus dell’immunodeficienza umana di tipo 1, un virus che provoca la sindrome da immunodeficienza acquisita nota come AIDS, quindi un farmaco già conosciuto ed ampiamente utilizzato (e questo è molto utile per conoscere le eventuali reazione avverse nell’utilizzo). Tali farmaci antivirali sono stati inseriti, insieme ad altri, nel protocollo cinese per il trattamento e prevenzione della malattia; tale protocollo è stato pubblicato qui (e anche qui) ed è disponibile per tutta la comunità medico-scientifica mondiale come primo riferimento in letteratura medica in quanto la Cina è stata il primo paese ad essere travolto dall’epidemia. Ovviamente prima di essere adottato nel resto del mondo, DEVE ESSERE SOTTOPOSTO a TEST.

AVIGAN

Si basa sulla molecola Favipiravir, anch’esso un farmaco ad azione antivirale. Si tratta di un farmaco attualmente utilizzato (e prodotto) esclusivamente in Giappone per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19 positivi, ed è stato sintetizzato nel 2014. Al momento il farmaco non è autorizzato in nessuna altra parte del mondo, ed esiste ad oggi solamente un limitato studio cinese su soli 340 pazienti con sintomatologia lieve a, curati nella prima ondata dell’epidemia a Wuhan. Tutti questi soggetti sarebbero risultati poi negativi, in media, a soli 4 giorni dalla positività. Mentre i pazienti non trattati col farmaco, invece, avrebbero impiegato in media 11 giorni per arrivare allo stesso risultato. Basandosi su questi dati però, in Italia Zaia, il governatore del Veneto, ha chiesto una sperimentazione d’urgenza nella sua Regione, ma la nostra Agenzia per il Farmaco (AIFA) ha bloccato al richiesta per il momento in quanto”Mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sull’evoluzione della malattia”. Anche Garattini, noto farmacologo italiano, e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, è stato molto cauto dicendo che:

“Avigan pare sia attivo solo se dato nei primi momenti della malattia, ma poiché la maggioranza delle persone infette non ha sintomatologia, e non essendoci soggetti di controllo nello studio, è difficile stabilire se ha funzionato il farmaco o se i pazienti avrebbero avuto in ogni caso una sintomatologia minore”

CLOROCHINA

Si tratta di un farmaco contro la malaria. In Italia l’AIFA ha chiarito che l’uso sperimentale del farmaco è stato consentito solo in casi ristretti e in ambito ospedaliero (l’uso cosiddetto “Off Label”), eppure su questo si è scatenata una caccia alla Clorochina in Farmacia (il nome commerciale in Italia e’ “Plaquenil”) che sta provocando penuria nelle farmacie e disagi ai pazienti che la usano da anni per altre malattie che non c’entrano nulla con COVID-19. L’interesse improvviso verso questo farmaco, è derivato principalmente dall’annuncio a mezzo YouTube di un infettivologo francese che avrebbe dichiarato di “aver vinto la partita” contro il COVID19 grazie all’uso della clorochina ed ha poi spiegato di avere ottenuto risultati (il 75% di guarigioni) sui suoi 24 suoi pazienti trattati, quindi un numero assolutamente esiguo di pazienti in base agli standard normalmente richiesti dalla comunità scientifica (e senza alcuna metodologia standarizzata). Tuttavia la Regione Lombardia ha chiarito in questi giorni che l’uso della Clorochina a scopo preventivo per la malattia da COVID-19 non è assolutamente raccomandato, dicendo:

“Questo farmaco viene utilizzato in associazione con antivirali, ma uno studio uscito l’altro giorno ha evidenziato risultati disarmanti. Dire che il Plaquenil possa essere un’arma efficace contro il Covid-19 per il momento ha conferme scientifiche pari a zero“.

Resta inteso che, ad oggi, l’unico rimedio certo e realmente efficace contro questa pandemia mondiale (in attesa del vaccino), rimane solamente uno: bisogna attuare l’isolamento e il distanziamento sociale!

E’ un grandissimo sacrificio economico e sociale che si chiede a tutti noi ora, ma è l’unico modo per cercare di tornare alla normalità nel prossimo futuro.


#iorestoacasa #insiemecelapossiamofare #tuttoandràbene

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